Luoghi della Cultura

Il museo della civiltà pastorale e contadina

Bitti

Museo della civiltà contadina e pastorale

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Nel paese di Bitti, a breve distanza dalla chiesa parrocchiale intitolata a San Giorgio Martire, incastonato tra le vie dell’antico quartiere di Monte Mannu, si trova il Museo della civiltà pastorale e contadina. È questo un museo etnografico che, come suggerisce il nome stesso, ha l’obiettivo di trasmettere al visitatore gli aspetti più autenici e identitari del territorio legati a un’economia e a una società prevalentemente agropastorali.

Il museo è un vero e proprio scrigno della memoria storica del paese, un luogo che, grazie all’impianto architettonico, agli elementi decorativi e alla collezione esposta, si fa portavoce di tradizioni, usi e costumi che nei secoli hanno forgiato il carattere degli abitanti di Bitti, conosciuti non solo per la loro generosità ma anche per la grande laboriosità.

La struttura che ospita il museo rappresenta un eccezionale esempio di architettura tradizionale di quest’area del centro Sardegna, con il suggestivo portico e le scale in granito, i muri interni con le nicchie e le rientranze aventi la funzione di riporre gli oggetti, il pavimento e il soffitto in legno.

Nel museo vengono mostrati numerosi manufatti, pezzi originali, spesso consumati dall’utilizzo e dal tempo, ottenuti da prestiti e donazioni da parte delle famiglie del posto.

Arnesi, suppellettili, oggetti di uso quotidiano e strumenti di lavoro sono disposti secondo un percorso tematico che si snoda attraverso gli ambienti della casa museo, ciascuno dei quali è incaricato di rappresentare e comunicare determinate attività o specifici momenti della quotidianità.

La sua ricca collezione è pertanto distribuita su due livelli.

Al piano terra, dopo aver varcato un piccolo ingresso, si accede alla corte interna inframmezzata da un caratteristico porticato, oltre il quale si trovano le stanze adibite a rappresentare i diversi aspetti della vita bittese e da cui è possibile cogliere il senso del sacrificio e la fatica del lavoro di pastori, artigiani, contadini e massaie.

Il percorso inizia da una stanza che ospita aratri di diversi tipi, in legno e in ferro, e fotografie d’epoca appese alle pareti. Da qui si accede a un altro ambiente dove, accanto a un grande carro a buoi, sono esposti gli strumenti del fabbro, gioghi e svariati arnesi utilizzati un tempo dai contadini per lavorare la terra e macinare il grano.

La visita prosegue in una stanza attigua dove sono riprodotte le fasi della lavorazione del formaggio, con i grandi recipienti per scaldare il latte e gli stampi per modellare le forme di pecorino.

Comunicante con questo spazio vi è la stanza della tessitura, un ambiente dove, insieme ad alcune cassapanche, all’arcolaio in legno e alle classiche spolette adoperate per trasportare la trama attraverso l’ordito, vi è il tradizionale telaio orizzontale utilizzato dalle donne per dare forma a tessuti di varia foggia. Appesi ai muri, completano l’allestimento alcuni esemplari delle tipiche coperte in lana tessute su telaio verticale, dette sas vrassatas, mentre in un angolo sono ospitati gli strumenti del calzolaio.

Il piano superiore è invece dedicato a riproporre la dimensione più intima della casa. La visita inizia con una stanza per gli ospiti, dove si trova la riproduzione di un antico salotto sardo, con la credenza in legno, il tavolo ricoperto con una tovaglia bianca ricamata e posto al centro di un tappeto tradizionale, l’armadio a muro, la cassapanca intagliata e le sedie addossate alle pareti. Da qui una porta si apre verso la cucina che presenta un grande tavolo apparecchiato, utensili appesi ai muri e riposti sulle cassapanche o in prossimità del caminetto. La cucina è comunicante con la ricostruzione di una camera da letto dove si possono ammirare un antico letto sardo e le caratteristiche culle in legno. Subito dopo si trova un ambiente adibito con pannelli descrittivi e fotografie che consentono di contestualizzare e comprendere meglio alcuni aspetti e dettagli del museo in relazione alla vita di comunità, soprattutto per quanto riguarda la sfera del sacro e delle feste nei santuari campestri. Infine, la visita al piano superiore si conclude con la stanza dedicata alla produzione del pane, in particolare del carasau, che per le sue caratteristiche si prestava ad essere conservato a lungo. I cestini di asfodelo appesi alle pareti insieme alle pale per infornare così come il caminetto e l’attiguo forno restituiscono pienamente il significato di questo ambiente lavorativo.

Il percorso di visita è inoltre arricchito dalla presenza del Museo del canto a tenore ospitato sempre all’interno del complesso architettonico che accoglie il Museo della civiltà pastorale e contadina. Si tratta di un percorso articolato in cinque sale differenti che, grazie a una serie di apparati multimediali, tra cui totem, visori e tecnologie immersive, permettono di cogliere aspetti e particolarità del canto ancestrale dei pastori, che dal 2005 è stato inserito dall’Unesco nella lista del Patrimonio intangibile dell’Umanità.

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